Nei giorni della Sartiglia, Oristano cambia ritmo. Le strade si riempiono di passi, le voci si intrecciano, l’aria profuma di zucchero filato, di legno lucidato, di attesa.
È in questo clima che piazza Davide Cova diventa un piccolo mondo dentro la festa: uno spazio che accoglie famiglie, giovani, bambini e visitatori di ogni età, un luogo dove la tradizione incontra la socialità contemporanea.
La Fondazione Oristano, con il suo ruolo discreto ma determinante, tesse il filo che tiene insieme energie, operatori, artisti e comunità, trasformando il Villaggio Sartiglia in un nucleo vivo di festa continua che respira con la città. Dal 13 al 17 febbraio 2026 il Villaggio apre come un grande teatro all’aperto, attraversato da luci, profumi e suoni che si mescolano in un’unica vibrazione collettiva.
L’inaugurazione del 13 febbraio, con le autorità e l’apertura degli stand, segna l’inizio di un flusso continuo di persone che riempiono la piazza, attratte dalla promessa di una festa che non è mai solo intrattenimento ma un modo di stare insieme.
La prima sera: musica, ricordi e un DJ che racconta epoche
La prima serata musicale introduce un’atmosfera calda e accogliente, ma è con il DJ set di Davide Spanu che la piazza cambia ritmo. Spanu, figura amatissima nel panorama musicale sardo, è un narratore di epoche sonore: i suoi set dedicati agli anni ’80, ’90 e 2000 non sono semplici sequenze di brani, ma piccoli viaggi emotivi.
Ogni canzone diventa un ricordo o un’evocazione, ma anche una novità inattesa per chi ha vent’anni e quegli anni ’80 li conosce solo attraverso racconti, video sgranati e playlist ereditate.
Così la piazza si anima e si trasforma in una pista luminosa dove generazioni diverse ballano insieme, ciascuna con il proprio modo di sentire la musica. Perché la musica non ha età, e neppure il piacere di divertirsi in libertà, riconoscendosi in un linguaggio comune fatto di ritmo, memoria e scoperta.

Il regno dei bambini: creatività, gioco e meraviglia
Dal 14 al 17 febbraio, via Diego Contini diventa il regno dei più piccoli con “Gioco, Creo, Coloro”, un percorso di creatività continua che accompagna le giornate del Villaggio. I laboratori di live painting diventano un rito quotidiano: pennelli che scorrono, mani che si sporcano di colore, bambini che scoprono la gioia di creare qualcosa che prima non c’era.

L’animazione di Crai Land aggiunge movimento e complicità, con giochi di gruppo, musica e piccole sfide, mentre l’area gonfiabili diventa un mare di energia dove il tempo sembra dilatarsi.
Il 16 febbraio, alle 18:00, la piazza si trasforma in un piccolo teatro della meraviglia: uno spettacolo pensato per i bambini porta in scena baby dance, balli collettivi e magia comica, un momento sospeso in cui la festa sembra appartenere davvero a tutti.

Le notti della musica: quando la piazza vibra
Quando il sole cala e le luci del Villaggio si accendono, piazza Cova cambia pelle e si prepara alle serate musicali che ne scandiscono il ritmo. Tra gli appuntamenti più attesi c’è il concerto dei FunkCake, in programma il 16 febbraio alle 20:30. La band è un concentrato di energia: voce potente, basso pulsante, chitarre che disegnano groove irresistibili, batteria che non concede tregua. Il loro repertorio attraversa funky, pop e dance con una presenza scenica che conquista il pubblico fin dalle prime note. I FunkCake non si limitano a eseguire cover: le reinterpretano, le modellano, le rendono vive, creando un dialogo continuo con chi ascolta. La loro musica non è solo intrattenimento: è un invito a lasciarsi andare, a sentirsi parte di una comunità che celebra la festa come un linguaggio universale.

Sapori, incontri e vita di piazza
Accanto alla musica e ai laboratori, il Villaggio Sartiglia offre ogni giorno un mosaico di sapori e incontri. Gli operatori dello street food propongono piatti tipici e ricette regionali, mentre i momenti di live cooking trasformano la cucina in uno spettacolo da osservare e gustare. Le aree relax diventano luoghi di sosta e conversazione, dove famiglie e gruppi di amici si ritrovano per condividere un piatto, un racconto, un momento di pausa. Il grande Led Wall trasmette contenuti e dirette della Sartiglia, permettendo a chi si trova in piazza di seguire la corsa anche a distanza. L’Info Point e il corner shop completano l’esperienza, offrendo orientamento, informazioni e piccoli ricordi da portare a casa.
Un villaggio che diventa racconto
Piazza Cova, nei giorni della Sartiglia, non è solo un luogo fisico ma un racconto collettivo fatto di voci, gesti, musica e sguardi. È il bambino che mostra orgoglioso il suo disegno, è il gruppo di amici che balla sotto le luci, è la famiglia che si ferma a guardare uno spettacolo di magia, è la città che si riconosce nella sua festa più antica e la rinnova ogni anno con la stessa intensità. Il Villaggio Sartiglia è tutto questo: un intreccio di storie che, per cinque giorni, fanno di Oristano un luogo ancora più speciale, dove la tradizione non è mai immobile ma continua a vivere attraverso le persone che la abitano, trasformando la piazza in un grande racconto condiviso che appartiene a tutti.
Una festa che unisce, una tradizione che vive
Così, tra musica, incontri, creatività e comunità, Piazza Cova diventa uno dei luoghi in cui la Sartiglia si rinnova senza mai perdere il suo respiro più autentico. Qui la festa si intreccia alla tradizione senza sovrastarla, la amplifica senza modificarne il senso, la rende accessibile senza semplificarla. È uno spazio dove i bambini scoprono la magia del Carnevale, i giovani trovano un linguaggio comune fatto di musica e libertà, gli adulti ritrovano memorie che si accendono a ogni nota, e le famiglie condividono un tempo che appartiene a tutti. In questo equilibrio tra passato e presente, tra rito e partecipazione, si riconosce il mandato del Comune di Oristano e della Fondazione Oristano: custodire la storia della Sartiglia e, allo stesso tempo, aprirla alla città intera, affinché continui a essere non solo un’eredità da preservare, ma un’esperienza viva, inclusiva, capace di parlare a ogni generazione. Una festa che nasce dalla tradizione e la restituisce alla comunità come un patrimonio condiviso, che si rinnova ogni anno senza mai tradire sé stesso.



