Visita alla Cattedrale

In occasione della Giornate Europee del Patrimonio, la Fondazione Sa Sartiglia in collaborazione con la Parrocchia della Cattedrale di Oristano e grazie al contributo dell’Assessorato Regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e della Fondazione Banco di Sardegna, ha organizzato un seminario e una visita guidata nel Duomo di Oristano.

“…in ecclesia Sancte Marie de Arestano, in basilica videlicet Sancti Micaelis, que dicitur Paradisu” il titolo dell’iniziativa che si è svolta domenica 29 Settembre 2013.
All’interno dell’edificio chiesastico alcuni studiosi ed appassionati ricercatori hanno presentato importanti novità relative alla storia della Cattedrale Arborense.
L’excursus storico intende ripercorrere importanti capitoli della storia della Chiesa di Santa Maria di Oristano, istituzione che ha segnato dal punto di visto storico, artistico, religioso e culturale in generale, la storia della Città di Oristano.
L’archeologo Salvatore Sebis, riferendosi all’antico impianto bizantino dell’edificio, ha presentato i risultati degli scavi effettuati sul sagrato della Cattedrale nella campagna di scavo degli anni Novanta, mentre lo studioso Nadir Danieli ha mostrato le sue recenti scoperte relative ai fregi ed ai decori ancora oggi presenti nell’edificio e riferibili alla Cattedrale di età romanica e gotica. L’archivista Sebastiano Fenu ha riferito di alcune cappelle della cattedrale documentate nel XVI e nel XVII secolo, oggi non più presenti in seguito alle numerose fasi di restauro dell’antico edificio, mentre, Maurizio Casu si è soffermato sulla figura di Sant’Archelao e sul suo ruolo di patrono della diocesi Arborense. Infine, il ricercatore Raffaele Cau ha parlato delle numerose sepolture documentate presso la Cattedrale partendo dalla Cappella del Gremio dei Falegnami e lo studioso Enrico Correggia si è soffermato su alcuni momenti particolari della storia della Cattedrale, partendo dalle tristi giornate dell’invasione francese del 1637, ancora oggi richiamata nei quattro stendardi custoditi nel Duomo.

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